.
Annunci online

un bamboccione contro la modernità
Chapter 1
post pubblicato in diario, il 26 gennaio 2009



Recensione:

L’autore del libro ci prova, non si è arreso, anche se un pugno nello stomaco non può non lasciarlo nel lettore: prendete il racconto della vita quotidiana e delle aspirazioni – relegate per cause di forza maggiore in un cassetto- di un “bamboccione” come tanti, oppure soffermatevi alle analisi della nostra realtà supportate da studi di esperti di sociologia e marketing, o semplicemente leggete cosa di noi dicono all’estero. Se ce la fate, se le menti non sono definitivamente anestetizzate dal tubo catodico, da quello che vi vogliono far vedere e che non corrisponde mai a ciò che vi trovate a vivere, provate a porvi la questione del “qual è la realtà dei fatti”. Nel libro si trovano analisi metodologiche e scene di vita vissuta, come chiunque potrebbe aver provato in prima persona. È per questo che se anche a voi, ad esempio, è mai presa l’irresistibile voglia di fare shopping convinti di sentirvi poi gratificati e invece subito dopo rimanere con un “non-so-chè” di amaro in bocca ma ciò nonostante non vi siete mai posti il problema di capire cosa vi stava accadendo….non lo leggete, e a chi vi dovesse chiedere mai “pillola blu o pillola rossa?” rispondete dopo aver chiesto consiglio a qualcun altro, magari ad uno dei personaggi famosi che tanto idolatrate.

Se di contro non ne potete più di fare i ciuchini per il Postiglione, se la banale carota promessa che vi sarebbe bastata nella vita non vi è mai arrivata, se passano i giorni e invece di raggiungere gli scopi che vi eravate prefissati nella vita, questi li vedete sempre più annebbiati e l’unica speranza rimasta è quella della schedina di una delle tante lotterie, datevi e diamoci un’altra chance. La lettura di “Born to buy” potrebbe lasciarvi solo infastiditi, o magari scossi perché “non c’avevo mai pensato”, o forse semplicemente scettici; qualunque cosa sia, fatevene un’idea da soli di cosa tutti stiamo vivendo/subendo, nel libro non sono indicate vie d’uscita – ahimè – ma forse riattivando il pulsante del cervello su ON qualcuno di noi potrà trovarne. O forse tutti insieme, se mai diventassimo numerosi.

Il libro è dedicato dall’autore ad Azzo Gaspar, giovane operaio che la sera torna a casa stanchissimo e si mette a guardare il “Grande Fratello” in TV. Lo consiglierei a tutti gli anormali che continuano a legger libri per il semplice gusto di pensare con la propria testa e a tutti coloro che hanno subito l’asportazione di un orecchio come il ciuchino ma che non vogliono subire una lobotomia. A tutti coloro che si sentono ancora padroni di un minuscolo pezzetto di questo Bel Paese che ognuno ha contribuito a costruire e che non vogliono rinunciarvi definitivamente.

(Laura Belli)






CAPITOLO PRIMO



Scena prima: L’incavolato...

È stata dura, ma alla fine ce l’ho fatta. «A fare cosa?» si chiederà forse l’ignaro ed incuriosito lettore. Sono uscito dal tunnel. Adesso che ne sono fuori lo posso dire, e anche con una punta di orgoglio. Lo so, la frase in sé non è affatto nuova, tant’è che è citata (o meglio, cantata) anche dal riccioluto cantante pugliese Caparezza. Ricordate? Il ritornello faceva pressappoco così: “…sono fuori dal tunnel el el el el, del divertimento, oh oh oh oh”.

Non sono certo che lui intendesse proprio lo stesso identico tunnel che intendo io. In caso affermativo… beh, faccio le mie tardive congratulazioni al boccoluto cantautore (anche se con buona probabilità le mie congratulazioni non gli cambieranno l’esistenza…). Intanto mi presento: sono un bamboccione. Ebbene si, lo riconosco. Anzi, visto il modo sprezzante con cui il termine venne proferito da un ministro della Repubblica, ed è successivamente tornato in auge, forse dovrei dire “lo confesso!”. Insomma, sono io la persona cui si riferiva l’ex ministro Padoa Schioppa [“Mandiamo i bamboccioni fuori di casa”, così il Ministro dell’economia Tommaso Padoa Schioppa esortò la Commissione di Bilancio di Camera e Senato durante l’audizione sulla Finanziaria il 4 ottobre 2007]. Oddio, non credo che si riferisse proprio a me. Ma io rappresento senz’altro il modello (negativo, ovviamente) cui lui fece riferimento.

Se è vero – come ebbe a sostenere il noto economista – che sono da deplorare i tanti giovani che preferiscono “coccole, pasti e lavatrice” fatti in casa dai genitori all’indipendenza, e che quasi fino ai quarant’anni continuano ad essere ospitati della famiglia… allora si riferiva anche a me.

Ovviamente io, così come tanti altri giovani, ho anche ben altri motivi per essere rimasto a casa con i miei; si tratta di motivazioni affatto superficiali e che prescindono dalla ricerca della comodità e dal volontario rifiuto per mera pigrizia di abbandonare “il nido”. Ed infatti, magari, TPS (Tommaso Padoa Schioppa) avrebbe potuto aggiungere a quella sua famigerata frase qualche spiegazione, forse avrebbe potuto dedicare almeno due parole di numero alle motivazioni reali che si vanno a sommare alle dolci coccole ed ai pasti serviti “da mammà”. Insomma, sarebbe stato carino sentirgli proferire qualche altra frase invece di avventurarsi su quella impervia china. Invece nulla di nulla.

È anche per questa ragione che quando le agenzie batterono la notizia, in quell’ormai lontano ottobre del 2007, il sottoscritto da un lato si sentì chiamato in causa, e dall’altro s’infuriò un tantinello… anzi, diciamo le cose come stanno: mi incavolai come una bestia. Mi sia consentito, il termine “incavolai” non rende benissimo l’idea del mio stato emotivo. Sarebbe assai preferibile una parola con la doppia “Z”.


Da buon toscano (per definizione siamo quelli con la battuta sempre pronta… o almeno così dicono) la mia risposta al Ministro fu immediata, sprezzante, non esattamente educata e, ovviamente, tutta “di stomaco”: «mavaff...(omississ)… te e chi ti c’ha messo». Scusate l’imperdonabile volgarità tratta dal vernacolo post-dantesco (senese, nel caso specifico), ma come si suole dire in questi casi, quel ministro dai due cognomi me l’aveva proprio tirata fuori dalla bocca. «Ma questo c’è o ci fa? E soprattutto, come si permette?!!». Ecco cosa avrebbe potuto sentire un viaggiatore alieno dotato della capacità di leggere il pensiero rivolgendo la sua attenzione verso il sottoscritto.

Mi sentii chiamato in causa, non c’è dubbio. Mi trovavo seduto in ufficio, dunque quelle parole (le prime, quelle col vaff…) le pronunciai bisbigliando, con un filo di voce. In pratica me la sono tenute per me. Ma si trattò di uno sfogo spontaneo, immediato, realmente istintivo, di quelli che mi capitano di rado e che nonostante tutto non riescono a farmi sentire meglio. Tra l’altro non fui l’unico ad arrabbiarmi. Sui blog in rete (internet) nel giro di un paio d’ore si scatenò un finimondo di commenti. Il “buon” TPS aveva colpito nel segno ma, purtroppo per lui, nella direzione sbagliata.

L’esistenza del fenomeno Bamboccioni in Italia non è la causa, semmai è l’effetto, la conseguenza, il prodotto di una certa situazione che però non abbiamo certamente costruito noi poveri Cristi nati negli anni ’70 e nei primi anni ’80. A ben vedere, infatti, il fenomeno è piuttosto ampio. Insomma, non ero certamente il solo, l’unico bamboccione d’Italia: secondo l’Istat nel nostro paese ci sono 4,5 milioni di giovanotti e signorine di età compresa tra i 25 ed i 35 anni e che abitano ancora con i genitori. Per molti la causa del non-distacco dal “nido materno” è una miscela composta da lavoro precario e caro affitti, e non solo l’abitudine alle coccole ed alle camicie ben stirate. Insomma, caro signor TPS – verrebbe da chiedergli – secondo lei è solamente a causa di una diffusissima epidemia di pigrizia se sette precari italiani su dieci vivono ancora in famiglia?

Ed il bello è che non è ancora finita, anzi. A quanto sembra il trend pare perfino in decisa crescita, tant’è vero che nel ’95 “i giovani tra i 30 e 34 anni non indipendenti erano il 19,9%, mentre nel 2005 sono vertiginosamente aumentati al 29,5%”. Fonte l’Istat, ovviamente.

Se TPS, l’ex ministro, insieme a quell’incauto incitamento avesse anche avuto il buon cuore di spiegare – a me come a decine di migliaia di giovani – come si può pagare, con uno stipendio che spesso nemmeno arriva ai fatidici 1000 euro al mese, un affitto di 400/500 euro (quando va bene) e contemporaneamente mangiare, vestirsi, saldare le bollette, mettere benzina, ecc… beh, ci avrebbe fatto davvero un piacere. Lo sanno i vari Padoa-Schioppa, Berlusconi e compagnia bella quanto costa un affitto in città? E un litro di latte? E il pane? Sanno quanto costa prendersi un aperitivo? Una serata in pizzeria? E fare il pieno alla macchina? Lo sanno cosa significa entrare in un supermercato – meglio se discount – e cercare tra i banchi quasi esclusivamente le cose in offerta? Oppure aver paura di non arrivare alla fine del mese con abbastanza denaro per fare la spesa? O ancora, osservare il calendario la mattina al momento della colazione ed imprecare selvaggiamente – accusando la parte di Toscana che va dalla provincia di Siena fino al Lazio [la Maremma, n.d.a.] di fare la escort (va così di moda questo nome…), o meglio di essere dedita all’antica professione del meretricio – solo perché ci si rende conto che nel corso del mese che sta iniziando arriveranno numerose bollette? No, vero?!

Insomma, certe volte prima di aprire la bocca e lasciar uscire le parole bisognerebbe assicurarsi che il cervello fosse ben collegato. Basterebbe connettere anche uno solo dei due emisferi cerebrali, magari la parte sinistra, che notoriamente è quella dedicata alla logica e che, per di più, contiene i centri del linguaggio. Se un soggetto con incarichi pubblici, che per giunta è un Ministro della Repubblica, lancia un’accusa precisa e diretta contro una categoria di persone, a mio avviso dovrebbe aver prima ben ponderato la situazione. Ma LorSignori cosa ne possono sapere delle radici vere del fenomeno tutto italiano chiamato bamboccioni? …guadagnano (come minimo) 15-20 volte più del sottoscritto e di tutti quelli come me.

Da un certo punto di vista mi sento perfino di ringraziarlo il prof. Padoa Schioppa. Con un semplice epiteto ha confermato quanto vado pensando da anni: i “geni” che ci governano sono lontani anni luce dalla realtà della vita quotidiana della gente. Anni luce. Non è un caso dunque se si stanno susseguendo governi di un’agghiacciante mediocrità. Ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Se gli uomini politici considerano noi italici-trentenni come un problema, invece che come una risorsa, significa che siamo in presenza di persone piccole piccole, senza un minimo di visione per il futuro, senza una progettualità che vada oltre il brevissimo periodo, o lo squallido personale tornaconto, senza un minimo contatto con la realtà che gli circonda.

Sono dei “vecchi”, e lo dico nel senso più deleterio del termine. Ma c’è un’altra cosa che tutt’ora mi fa letteralmente infuriare: l’accusa di essere un vil bamboccione era rivolta a noi che rappresentiamo in un certo senso l’effetto, il sintomo. Nessun riferimento era rivolto verso “il malato”. Che diamine, non siamo noi trentenni ad aver ridotto il Paese in condizioni tali da aver prodotto il fenomeno Bamboccioni; al contrario, sono stati proprio quelli della generazione del Ministro e quella dei suoi “cuginetti più piccoli” a creare i presupposti della sua nascita. In poche parole, i nostri padri ed i nostri zii. Adesso però il conto lo lasciano a noi. In più, come se non bastasse, si permettono perfino di accusarci, di emettere sentenze. Porca miseria (in senese la parola sarebbe più greve ed efficace…), più ci penso più la cosa mi fa venire il nervoso!

Senza considerare il fatto che in Italia ancora oggi domina una generazione nata tra gli anni Trenta e Quaranta. Uomini (e pochissime donne…) che hanno iniziato la carriera praticamente nel secondo-dopoguerra e ancora oggi sono al potere: in politica, nelle istituzioni, nelle banche, nelle imprese, nelle università, perfino nel mondo dello spettacolo. “Circa il 60% dei politici e dei sindacalisti italiani ha più di 70 anni. In Francia, al contrario, la percentuale è del 20%. Nei Paesi scandinavi circa del 38%[1]. Si tratta, tra l’altro, di un fenomeno tutto italiano, tant’è che i vari Obama, Blair, Zapatero, il marito francese di Carla Bruni e perfino la teutonica Angela Dorothea Merkel (che è del ’54)… ebbene, tutti sono più giovani di certi personaggi nostrani.

[il cavalier Silvio Berlusconi momentaneamente di anni ne ha 72, ma girano voci che il suo avvocato penalista, On. Ghedini, stia per far approvare un disegno di legge perché almeno l’età della sua prostata non prosegua oltre].

Dunque ci troviamo in presenza di politici vecchi dentro e fuori, ammuffiti nell’anima, lontanissimi dalla realtà di quella gente comune cui propinano giornalmente raffiche di panzane e, cosa a mio avviso più grave, cui nascondono notizie, informazioni, deformando la realtà. E, come se non fosse abbastanza, si permettono anche di puntare l’indice verso di noi, additandoci come un fenomeno innaturale da estirpare. La trovo una roba da matti. Loro sono la vera anti-politica, altro che Beppe Grillo.

Non c’è dubbio, certe affermazioni “leggermente” affrettate altro non sono che un segno della vetustà della classe politica italiana, ne sono una chiara manifestazione, ma nemmeno la più clamorosa.

Sfoglia       
calendario
adv